mercoledì 15 giugno 2011

TEVA Trail 12/06/11 32 km 3h45minuti

I rodeo delle emozioni. terreno fertile per l'incertezza.

Per riuscire a ritrovare
la pace dobbiamo per
prima cosa coltivare il
coraggio di ammettere
le nostre mancanze e
l'accettazione del fatto
che non ci possiamo
arrogare alcun controllo
sulle mancanze degli altri.


lunedì 6 giugno 2011

Per l'acqua di Mauro Corona





Per l'acquaFermi!


Giù le mani dal mio passo argentato.


Non sono mica vostra!


Non sono affatto vostra!


Non voglio essere di qualcuno.


Sono di tutti, ricchi e poveri, belli e brutti, sani e malati.


Sono torrenti, fiumi, ruscelli, sorgenti, rigagnoli.Sono gocce, pioggia, neve, grandine. Nuvole.


Nessuno mi può comprare, dirmi roba sua.


Non sono un oggetto che si può rubare.


Sono l'acqua, l'acqua non ha padroni, non li vuole.


Ma loro vorrebbero me. Io sono libera, corro via, regalo momenti: disseto, lavo, rinfresco, ristoro.


Sono vita.


La vita non si vende né si compra.


La si può togliere.


Un tempo lavoravo.


Facevo girare mulini e segherie, alzavo magli, muovevo ingranaggi.


Davo una mano all'uomo e nessuno mi voleva soltanto per sé.


Ero per tutti e tale voglio restare.


Aiuto! I furbetti mi vogliono comprare, privatizzare!


Privatizzare?


Gente perbene indignatevi!


Alzate un grido, alzate la testa, alzate i bastoni, se necessario.


Difendetemi dai furbastri.


Vorrebbero privatizzare anche il fiato!


Io sono di tutti! Nemmeno le tegole mi trattengono.


Passo veloce alla grondaia, al ruscello, al torrente, al fiume, al mare.


Vado dove mi pare.


Vorrei andare dove mi pare.


Sono fuggitiva, corro, scappo, scantono, non fatemi imprigionare da chi vuol fare di me mucchi di soldi.


Patrimonio di tutti siamo rimasti in pochi: l'ossigeno, le nuvole e io.


Privatizzare me, è comprare le nuvole.


Poi vi faranno pagare il respiro.


Buoni, stiano buoni.


Voglio bagnare il viso di un bambino senza chiedere permesso a nessuno.


Tocca a voi, gente perbene, aiutarmi a farlo ancora.





Mauro Corona a favore dell'acqua bene comune




lunedì 9 maggio 2011

RUNNING Its much more than just one foot in front of the other...






La scorsa settimana ricevo dal mio amico Francesco una bellissima mail della sua amica Myrtha, che riporto fedelmente qui sotto, ha ragione Francesco quando dice che … la corsa è poesia del movimento, è espressione di leggerezza, di spensieratezza, di libertà … ma per goderne pienamente bisogna ritornare bambini prima con lo SPIRITO e la MENTE e poi a seguire con il CORPO tutto che non è, ahinoi, più quello che avevamo prima, si è un poco invecchiato, usurato, appesantito con il tempo.

E’ vero è la MENTE che comanda tutto !! è il pensiero che ci fa volare, è la nostra spinta ideale che si tramuta in forza di volontà che ci può fare tornare come eravamo

La corsa e’ un’alchimia emozionale. Hai ragione Francesco quando dici che spirito e mente devono per primi essere liberi gli rispondo.

Ma cosa vuol dire essere liberi quando alla nostra eta’ viviamo in confini sempre piu’ ristretti? Vuol dire tornare bambini, tornare PURI.

E’ la spensieratezza che e’ in ognuno di noi che finalmente viene fuori senza barriere e senza filtri.. E’ la purezza del gesto. La corsa e’ un’alchimia di emozioni che si intrecciano quando il cuore ti batte forte.

E’ l’immagine di mia figlia che mi corre incontro quando mi vede e mi stringe forte a se, la Bibi da quando ha iniziato a camminare ha voluto subito correre. Ha preso le piu’ belle patte per terra sbucciandosi ginocchia e gomiti. Ma si e’ sempre rialzata, anche con i lacrimoni che le scendevano giu’ dalle guance, ma sempre con la voglia di ripartire.

E’ la forza naturale che e’ in tutti noi, che rimane forse un po’ mascherata ma che prima o poi viene fuori. Perche’ e’ la sintesi, e’ Purezza

Lasciamo correre …

perche’ correre e’ molto di piu’ che un piede davanti all’altro…


Le corse dei bambini


I bambini corrono sempre. Me ne sto chiuso in casa a lavorare con la primavera che preme sui vetri e dalla finestra guardo mio figlio Giovanni. Corre quando mia moglie lo chiama. Corre quando arriva il postino. Corre quando va a prendere la palla. Corre anche se non ha niente da fare e nessuno cui andare incontro. Corre, corre sempre. E mentre lo guardo mi immagino il suo cuore, piccolo e veloce, sotto la maglietta che gli stringe il torace più grande ogni giorno che passa..


Starei ore a guardare i bambini che corrono, a immaginare il sangue fresco che gli scorre dentro e si perde in mille vene e capillari. Tante volte mi sono chiesto perché corrano sempre. A volte penso che sia per stare dietro al loro cuore che batte troppo svelto. Oppure perché con quei muscoli freschi ed elastici come molle non possono fare diversamente. Chissà… magari è così.O forse è qualcosa di molto più profondo. I bambini corrono incontro alla vita, in ogni cosa che hanno davanti vedono la vita. Tutta intera. Si avventano su per le scale, tre scalini per volta soltanto per arrivare in cima, punto e basta, non importa che cosa troveranno.Mi viene in mente una poesia di Giorgio Caproni (se non lo conoscete ve lo consiglio).


Vento di prima estate


A quest’ora il sangue

del giorno infiamma ancorala gota del prato,

e se si sono spentele risse e le sassaiolechiassose,

nel vento è vivo

un fiato di bocche accaldatedi bimbi,

dopo sfrenate

rincorse.



Ecco… le corse sfrenate, senza senso, senza meta. Quando ti senti dentro la vita e ti muovi per starle dietro. Le corri in mezzo, come avvolto dal vento. Sei tu che fai il vento mentre ti lanci giù per il prato.Corrono i bambini. Corrono anche i ragazzi. Poi un giorno senza un motivo apparente rallenti il passo. No, non è il fiatone (non solo), semmai è una fatica più profonda. Se corri, è perché hai la pancia o il colesterolo alto. Insomma, c’è sempre un motivo. Devi metterti una tuta, una divisa da corridore come per giustificarti.Me ne sono accorto un giorno nel Tribunale di Milano. Salivo le scale per andare a lavorare e all’improvviso ho notato che non correvo più. Ero solo nel grande atrio del palazzo e sentivo l’eco dei miei passi lenti. Allora ho provato ad accelerare, due, tre gradini per volta. Ma dopo una rampa mi sono fermato. Mi sentivo stupido. Correvo perché avevo fretta. E basta.Adesso guardo Giovanni in giardino. E provo invidia, per quanto un padre possa invidiare un figlio. Vorrei poter correre (vivere?) come lui e i suoi amici. Senza una ragione che mi spinga. Senza preoccuparmi di che cosa mi troverò davanti.

lunedì 11 aprile 2011

Una spessa linea di zucchero filato

Che bel allenamento, non ci avremmo scommesso 5 centesimi alle 6 e 15 di sabato mattina. C’e’ un’umidita’ da far paura, stare a genova e’ come stare in amazzonia stamattina. Sopra le nostre teste che’ un coltre di nebbia spessissima. Con Davide ci chiediamo perche’ proprio ieri era una giornata favolosa e stamattina invece c’e’ questo brutto tempo? Non riusciamo a trovare una risposta. Intanto incontriamo stefano ed iniziamo a salire. Il sudore cala sul nostro volto e goccia dopo goccia scende. Inizia ad essere tutto un po’ incredibile pia pianino vediamo una sagoma di sole che e’ appena salito in ciielo che man mano che saliamo si fa sempre piu’ evidente, piu’ nitida. Sembra tutto un po’ assurdo ma abbiamo “bucato” le nuvole come fanno gli aerei e adesso ci troviamo proprio sopra queste. E’ irreale, almeno per Genova trovarsi davanti questo scenario. Siamo gli unici (o forse ci piace crederlo) che stanno vedendo il sole. Ci fermiamo ad ammirare questo mare di zucchero filato.



Continuiamo il nostro giro passando per la vecchia cava e poi in direzione torretta di Quezzi che non ricordavo cosi’ lunga ma in un perfetto sentiero in falso piano impagabile per far girare le gambe. Poi una breve sosta e di nuovo in su per raggiungere forte Ratti bucando ancora quella spessa linea di zucchero filato. Ne esce un giro sereno di poco meno di 3 ore.

venerdì 8 aprile 2011

Richelieu - With my own two hands



Now I can change the world

With my own two hands

Make it a better place

With my own two hands

Make it a kinder place

With my own two hands

SALGO SU PER IL CRINALE, MI MANCANO VERAMENTE POCHI METRI PER RAGGIUNGERE IL FORTE. ULTIMO STRAPPO E CI SONO. SEMPRE LA SOLITA CARCASSA DI MACCHINA ARRUGGINITA, CHISSA MAI COME CI SARA ARRIVATA FIN QUI. OGGI E’ UNA GIORNATA FANTASTISTICA, POCO FA ERO IN SPIAGGIA E IN MENO DI TREQUARTI D’ORA SONO QUASSU’. HO FATICATO COME UNA BESTIA, MA FINALMENTE HO INIZIATO A SENTIRE NELL’ARIA QUEL BEL PROFUMO DI TIMO SELVATICO, QUEL PROFUMO DI LIBERTA’. HO INDOSSO LA TSHIRT DELL UTMB E UN PAIO DI CALZONCINI, SONO VENUTO SU DAL SENTIERO CHE SE LO VEDI DAL BASSO, SEMBRA CHE TAGLI LA MONTAGNETTA IN VERTICALE, MA CHE SE LO VEDI DALL’ALTO HAI COMUNQUE LA STESSA PROSPETTIVA. GENOVA LA VEDI BENE DAL MARE MA ANCHE DAI MONTI. IL SENTIERO E’ DIVISO IN 3 TRONCONI BELLI DRITTI CON TANTE BELLE PIETRE LISCE CHE QUANDO PIOVE O LO FACCIO DI NOTTE E’ UNO SPETTACOLO MA POI HA ANCHE 3 BREVI TRATTI DI DECOMPRESSIONE CHE TI FANNO PRENDERE UN POCHINO FIATO. OGGI HO LA MIA HANDLE BOTTLE CHE MI SONO COSTRUITO IN SETTIMANA E SONO GRATO DI ESSERE USCITO CON UNA BORRACCIA DI SALI IN MANO. IN CIMA E’ MOZZAFIATO, C’E UN PEZZETTO VERDE, MI SIEDO, STACCO LA MUSICA E CHIUDO GLI OCCHI. IL SOLE MI SCALDA, E RESPIRO, PRIMA CON AFFANNO PER LA SALITA POI PIAN PIANINO SI NORMALIZZA TUTTO. E’ UNA SENSAZIONE MAGICA, TOCCO CON LE MIE DUE MANI L’ERBA, WITH MY OWN TWO HANDS.


Now I could make peace on Earth

With my own two hands

And I could clean up the Earth

With my own two hands

And I can reach out to you

With my own two hands

MI ALZO RIPRENDO A CORRERE LUNGO IL SENTIERO INVERSO CHE MI PORTA AI CAMANDOLI, DEVO STARE ATTENTO AI PIETRONI PERCHE’ L’ULTIMA VOLTA CI HO PRESO UNA STORTA CHE MI HA LASCIATO GONFIA UNA CAVIGIA PER TEMPO. DA ADESSO IN POI E’ SEMPLICE E’ TUTTA DISCESA PER DI PIU’ ANCHE IN ASFALTO. NEL GIRO DI BREVE TEMPO SONO NELLA CREUZA CHE MI PORTA ALL’INIZIO DEL SENTIERO. INCONTRO UN PAIO DI RAGAZZI CHE VENGONO SU IN BICI, UN SEMPLICE CIAO E GIU DINUOVO. IL SUDORE MI ALLEVIA LA PRIMA SCOTTATURA DELLA SPIAGGIA E A TRATTI HO ANCHE QUALCHE BRIVIDO. POCO PRIMA DELLA 19 SONO A CASA, BACIO MIA MOGLIE E AFFERRO LA MIA PICCINA CHE CON ME HA PASSATO TUTTA LA MATTINA IN OSPEDALE


With our own, with our own two hands.

lunedì 4 aprile 2011

Trail Dei Gorrei 2011

A me piace. Mi e’ sempre piaciuto. Mi piace perche’ c’e’ Nando che lo organizza, Mi piace perche’ ci sono tanti passaggi brulli esposti senza un albero. Salite secche e discese tecniche. Mi piace perche’ ci sono i passaggi nei fiumi, dove ci sono le pozze che sembrano piscine naturali. Ieri avrei voluto tuffarmici dentro. Mi piace perche’ si respira ancora spirito trail. Semplice, puro e senza mezzi fronzoli. Mi piace punto e basta. Ieri e’ stata una giornata di sole e caldo epocale almeno per il periodo che fino alla scorsa settimana non si era ancora annunciato. E’ sempre bello incontrarsi abbracciarsi, sorridere e scherzare, e’ strano il mondo trail affascinante e vero come ben poche cose nel mondo dell’attuale sport. In pochi minuti sono pronto con le mie poche cose e quel sole che e’ appena salito in cielo e che proprio oggi ha iniziato a scaldare questo inizio di primavera. I primi kilometri sono su bel sterrato a tratti sentiero single trek e in poco tempo arriviamo in uno dei miei scenari preferiti. Una strada in brullo crinale che mi fa ricordare le foto di quelle 100 miglia americane. I primi 6 km sono la fine della gara degli anni passati percui vai di fiume e salitona che mi fa, da subito, arrancare e scoprire che le fatiche fatte fino ad adesso sono realmente molto poche. Al primo ristoro decido malaugatamente di prendere un gel e me ne ricorderò i km successivi. Il mio stomaco si appiccica ed anche con un bel bicchiere di coca non riesco a farlo ritornare sobrio. Alterno i sobbalzi a piccoli crampetti, ma che me frega.. Sono qui, di nuovo come gli anni precedenti. Ci si inoltra in un bel bosco, salgo scendo e giro ancora bene. Intorno al 16 km le mie gambe mi fanno ricordare che gli allenamenti in questi ultimi tempi sono stati non cosi’ intensi per continuare questi ritmi e pian pianino inizio a perdere forze e vengo superato da un bel po’ di gente. Non c’e’ problema. Ci sono, come ai vecchi tempi. Al 18 kilometro ho il tempo di paciugare un biscotto nel miele e farcirlo di uvetta per rimettermi in coda ed arrivare al bivio del lungo con il giro del corto. Quello che faccio io. Fra gli amici che incontro che mi sberleffano del perche’ io ho quasi finito, dico solamente in bocca al lupo e che quel lupo corra insieme a voi. Ancora un bel pezzo brullo e poi gli ultimi 3 kilometri tecnici in mezzo a alberi e ruscelli. Concludo in salita in 3 ore e 45 minuti questi 25 km che mi rimettono in sesta lo spirito ed il cuore. Non mangio e non faccio nulla se non catapultarmi in macchina e raggiungere le ragazze per andare assieme a teatro. Nel buio di quel teatro non riesco a togliermi dalla testa quelle immagini: i boschi, i riuscelli il sorriso di davide e stefano e di tutte le persone che ho incontrato, l’abbraccio di Nando la mattina e il sorriso di mia foglia che nel suo piccolo mondo pensa che suo papa’ sia un grande campione ( la mamma un pò meno ….).

giovedì 24 marzo 2011

Villa Gentile - Monte Fasce 2011



La regina delle salite genovesi. Lo ha fatto in una corsa in montagna all’antica datata 1982, quando a Mario Sossi, il magistrato sequestrato dalle Brigate Rosse e poi rilasciato in libertà, venne l’idea di far diventare gara quella “conquista” dei genovesi chiamata Monte Fasce, il rilievo di 840 metri che domina il Levante di Zena.

Leggevo stamattina su un paio di portali genovesi.
E’ anche vero che la corsa ha pendenze da skyrunner sia nella mattonata di apparizione che sul crinale prima dei ripetitori, e’ innegabile.

Ma ieri e’ stata proprio un’altra cosa, sabato notte ha burrascato come in piena estate, c’erano i fulmini che illuminavano a giorno e veniva giu’, si veniva giu’ di brutto. Dalla finestra pensavo, ma chi me lo fa fare, domani me ne sto a casa a dormire e poi se mai, ma solo se mai me ne vado a sgambettare. Complice una incredibile tosse della mia piccina alle 4 del mattino sono ancora sveglio e continuo a sentire la pioggia cadere. Mi corico sul divano ed aspetto le 7 per vedere cosa il cielo mi propone.
Non ho scampo, il vento ha pulito tutto, sembra irreale che poche ore fa tutto era completamente diverso. Alla partenza ci si rincontra tutti, io un po’ piu’ goffo degli altri, oggi e’ il mio debutto stagionale.
Mi cambio, rido scherzo e si parte per questi 8 km e 840 di dislivello.
Come sempre arranco, il clima e’ perfetto, le mie gambe forse un po’ meno. (come del resto il mio zainetto adiposo che mi porto dietro) e’ vero che prima di iniziare la meta’ della gara quei maledetti scalini sono proprio un incubo. Non me li ricordavo cosi’.
Comunque vado su.
Passo il Chiapparo ed inizio la scalinata che porta a Carrupola, si una mattonata che mi resta difficile da dimenticare. Da Carrupola gira tutto meglio, si apre il sentiero che porta al liberale e stranamente vado su. C’e’ un vento terribile e in maglietta inizio a sentire freddo. Dal liberale tutto e’ piu’ semplice, il traverso del fasce e poi dritti sul crinale delle antenne. Siamo in tre, con Ilaria saliamo ma lei va e mi lascia.
E’ pazzesco, la liguria si apre, solo ieri sera veniva giu’ l’universo adesso l’universo e li nei miei occhi. La vista si apre da ponente a levante, e’emozionale.
Ultima piccola fetta stavolta di asfalto che mi porta a tagliare il traguardo di questo 8km per 840 mt di dislivello in 1h e qualche manciata di minuti (7 o 8 non ricordo), neanche il tempo di salutare gli altri e ripartiamo in discesa per tornare a casa.
Ne uscira’ un 18 km con 840 +/- di dislivello in una bella prima giornata di primavera.

Dal mare nel pomeriggio riguardo quella punta e spiego alla mia piccola che stamattina non ho fatto colazione con lei per essere lassu’ a vedere un po’ meglio il cielo azzurro e grazie alla nostra corsa le nuvole sono andate via per poter passare un bel pomeriggio assieme in spiaggia.

Farla sognare non costa nulla
Mauro