giovedì 2 dicembre 2010

SPIRALE D’AVVENTO 2010

Accendiamo insieme una candelina e nascerà una stella
SPIRALE D’AVVENTO 2010


La Spirale d'Avvento è un evento molto amato che si tiene nelle scuole steineriane nella prima settimana d'Avvento. Tutta la comunità si riunisce attorno ad un'unico cero acceso e seguendo un percorso a spirale tracciato a terra da rami d'abete, uno ad uno tutti i presenti, anche i bambini più piccoli accompagnati dai genitori, accendono una candelina da questo cero e la posano lungo il tracciato, ecco così a poco a poco avviene la magia.... da un'unica fiammella nasce una stella!

Ci siamo incontrati lunedi’ nell’antico Oratorio Santi Nazario e Celso di Sturla. Pur abitandoci vicino non conoscevo questo antico e suggestivo posto, con un piccolo patio adiacente al vicolo che porta al mare. I bimbi gia’ arrivati sono ansiosi di entrare, pian pianino arrivano tutti ed iniziano a giocare assieme.
Finalmente entriamo in silenzio cantando una canzoncina. L’oratorio e’ alto e ha una bella acustica, si canta e c’e’ musica che ci accompagna, sono strumenti antichi, strumenti di un tempo. Sul pavimento dell’oratorio e’ stata sistemata la spirale formata dai rami che avevamo in terrazzo .. la musica ed i canti iniziano ad accompagnare i primi bimbi ad accendere le candele dal cero centrale. Arriva anche ilò turno di biba e matte accompagnati da mamma Raffaella. E’ suggestivo ed emozionante. La foto ne rappresenta la magia di questa nuova stella appena sorta da una semplice fiammella di cero.

lunedì 15 novembre 2010

Le lanterne di San Martino


"lanterne, lanterne, sole,

luna e stelle, date luce a noi,

date luce a noi, questa luce nel Mondo vogliamo portar!".

San Martino sentiva dentro di sé una luce interiore così forte che, incontrando in una fredda notte d'inverno un mendicante infreddolito alle porte della città, si offrì di condividere con lui il suo mantello.

Con questa premessa ieri ci siamo finalmente incontrati con un po’ di famiglie per la prima ricorrenza da vivere assieme. Alture di pegli fino ad una cappelletta in mezzo al bosco. Appena parcheggiato ci siamo messi in cammino su un sentiero semplice semplice che ci avrebbe portato alla cappelletta che abbiamo raggiunto simpaticamente saltellando fra una pozza e un’altra.


I bimbi assieme sono una forza nella loro purezza, non si sono mai visti e si chiamano già amici. Si tengono per mano e saltellano, raccolgono fiori e canne di bambu’. Intorno alla cappelletta ci sono un po’ di panche di legno e ci fermiamo per preparare la merenda. Ci sono i biscotti, le nocciole, le torte di carote e noci per riscaldare il cuore di piccini e grandi (soprattutto grandi). Ci sono le lanterne, quelle fatte a mano e quelle no … ma tutte contengono una candela da accendere.
Inutile dire l’entusiasmo dei bimbi nel vedere accendere i piccoli lumini. Detto fatto e’ l’ora di ritornare al buio con le nostre lanterne alle macchine cantando assieme canzoncine e filastrocche. Non ci facciamo mancare nulla, nemmeno un po’ di pioggia.

Le lanterne di San Martino, percorrono la notte: sono l'immagine di una forza, una luce, un calore che resistono di fronte agli ostacoli, agli affanni, portando la speranza in una nuova rinascita, rappresentata dalla primavera

martedì 9 novembre 2010

Portofino 2010: un trail tra il mare ed il cielo

Ci sarò stato decine di volte, per farci una sola gita, per prendere il traghetto da camogli scendere a san fruttuoso e tornare per sentieri oppure viceversa, ma non ci avevo mai corso. Mai, fino a ieri.
Devo essere sincero che rivedere e rivivere quei sentieri solo piu’ velocemente e’ stato un rewind del mio passato. Un passato fatto di pranzo al sacco nello zainetto insieme al kway e alla borraccia di the caldo.
Il profumo della mia magica regione che pian pianino si sta portando via il sole per portarci verso l’inverno mi fa passare per quei colori che mi fanno innamorare sempre di piu’delle mie montagne (se si possono chiamare cosi’) oltre del mio splendido mare.
Ieri e’ stato un po’ questo, una specie di corsa nel foliage nostrano fra nebbiolina e umidita’ passando per ricordi e profumi.
Al decimo kilometro finisce un po’ tutto, mi tremano le gambe e mi si annebbia la vista, in pochi secondi mi trovo scarico ad arrancare senza possibilita’ di via d’uscita da questa inaspettata crisi. Mi fa male la pancia e mi accascio su un pietrone a riposare.
Percorro i tre kilometri fino al successivo ristoro camminando e respirando profondamente, affrontando la seconda salita con molta tranquillita’. Mi sorpassano tantissime persone, fa niente oggi e’ cosi’.
Mangio due biscotti un po’ di focaccia e bevo un po’ di the caldo, riprendo a carburare e mi butto giu’ veso san fruttuoso.
Non ho mai visto quel borghetto magico cosi’ isolato, nessuno sulla spiaggia, niente mute maleodoranti, bombole o affini.
E’ una visione strana a tratti magica, fino poco fa ero su un sentiero scivoloso e adesso sono su una spiaggia che guardo il mare e fra poco saro’di nuovo sul sentiero dell’ultima salita.
Magica liguria e magico portofino, dal mare puoi vedere i monti e dai monti il mare in uno spicchio di kilometri.
Salgo lento, tanto non ne ho piu’ sono alla fine devo solo gestire l’arrivo.
L’ultima discesa e su falsopiano, a tratti scivolosissimo a tratti corribile, grande parola questa ..
Arrivo sotto il gonfiabile a festa quasi finita.

Portofino e’ magico, sia col bel tempo che sotto la pioggia ed era ora provarlo di corsa

martedì 19 ottobre 2010

Malta - endless summer

Malta ci ha dato la possibilita’ di allungare ancora di un pochino l’estate.
Si, avevamo alcuni giorni a disposizione e poco denaro (una nota caratteristica) abbiamo iniziato a fare una ricerca fra le mete pappabili e siamo capitati proprio sulla croce dei cavalieri. Vai sul sito Ryanair, prenota il volo ed in poche ore eravamo nell’isola mediterranea piu’ amata dagli anglosassoni. Malta e’ un incrocio fra il paesaggio brullo del Magreb piu’ torrido che va ad incastrarsi nel panorama piu’ conosciuto delle grandi mete estive. Il turismo ha fatto si che il litorale costruibile sia devastato dai grandi alberghi delle catene commerciali piu’ conosciute. E’ assurdo e strano come si possa rovinare il panorama indiscriminatamente senza nessun reale controllo urbanistico. Comunque scegliamo di soggiornare il St Paul in un albergo definito 4 stelle ma che la realtà e’ piu’ vicina d uno scarso 3 stelle italiano. Erano tutti vecchi e non c’e’a un bimbo, per la gioia della Bibi e per di piu’ nella formula mezza pensione il cibo era veramente scadente. Insomma un po’ fallimentare la scelta ma penso che le strutture dell’isola siano molto equiparate a quella fatta da noi, in fondo e’ mirato per una clientela che esige salsicce patate e uova al mattino e il necessario ipercalorico per sopravvivere la sera. Il primo giorno lo abbiamo speso alla ricerca dei non farci stirare dalla vetture con guida a destra, abbiamo cercato una spiaggia in quel di St Paul che non siamo riusciti a trovare ed abbiamo ripiegato su uno scoglio semipiatto. Il mare era decisamente freddo ed il posto ventoso, ma non ci siamo fatti intimorire. Il lungomare e’ uguale a qualsiasi altro lungomare costiero.

A malta l’attrattiva principale e se di attrattiva si puo’ parlare e’ un grande delfinario dove in barba alle leggi della comunita’ europea e’ possibile nuotare immersi in una vasca insie ai delfini. Per certi versi la cosa mi aveva entusiasmato, ma al momento di prenotare non ho confermato, sicuramente complice anche la non riuscita insieme a raffa, ma la decisione a posteriori e’ stata quella giusta. Il secondo giorno masticando un po’ i nostri principi ci siamo recati al Mediterraneo Marine park. Ai nostri occhi il tutto risulta essere un po’ triste, schematico, regolato da orari, vasche ed esibizioni, agli occhi della piccola bea era tutto ovviamente il contrario. La simpatica nota e’ che la ragazza e’ scivolata nella vasca dopo la sequenza qui sotto, nulla piu’ di uno spavento. 8il delfino non si e’ neanche mosso..)
bestie cosi’ belle, cosi’ intelligenti non meritano di vivere cosi’, e’ anche vero che non sarebbero in grado di affrontare il mare aperto. Mordendoci la lingua ci siamo resi conto che siamo stati “complici” di un sistema che a noi non piace. Miglioreremo. Nel pomeriggio siamo invece fnite nella baia giovanile di st Julian. Nulla di che se non un divertente tratto fatto con i bus locali e una buona birra vista mare. Il terzo giorno complice una magnifica giornata lo abbiamo dedicato ad esplorare la spiaggia di Golden beach e goderci un sano lettino al sole. E’ stato realmente gratificante per questo inizio ottobre. Rientro veloce in St Paul e pronti ad affrontare l’ultima giornata. La Valletta. La Capitale. Il giorno del nostro rientro abbiamo girovagato nelle vecchia citta’ dentro le mura cosi’ cara ai cavalieri e divisa fra nazionalisti e laburisti. C’e’ chi tifa Inghilterra alla vittoria e chi invece si chiude in casa. Mi verrebbe da pensare piccola citta’, bastardo posto. Carino, molto movimentato ma carino la vista su strade scoscese che volano verso il porto. La sera rientriamo no facendoci mancare un sosta in aeroporto di ben 6 ore. Santi playmobil che mi hanno salvato da bambino e chi ci hanno aiutato in questa lunga attesa. Ne e’ valsa la pena per allungare la nostra endless summer.

mercoledì 1 settembre 2010


Chamonix 2010.
Forse ombelico del mondo trail, forse citta’ di sogni e speranza, forse termine di passaggio fra il partecipare e arrivare o solo partire. Difficile da definirlo.
Courmayeur ore 09.00. Sono davanti al gonfiabile della partenza e sto fortemente sperando che il meteo visto e previsto non si faccia sentire. Al momento dell’inno italiano, l’ultimo dei 3 inni pre partenza, si scatena il temporale. Sembra che a coumayeur non abbia mai piovuto, sembra che Courmayeur cittadina italiana voglia essere contro la sua nazione. Proprio 5 minuti prima dello start inizia a piovere a dirotto. E’ musica forte, ritmante.


Voliamo via per le vie ormai gia’ bagnate seguendo il flusso del serpente colorato che caratterizza questa manifestazione. Ci imbottigliamo al primo sentiero, continua a piovere, non sono per niente sereno. La salita al Bertone vola via e un passo dolo l’altro saliamo sulla cresta della Tête de la Tronche e’ il primo passo lo abbiamo messo a segno. Si apre il cielo e si apre anche la val ferret, magnifica. Vado a testa bassa in giu per un bel po’ di km per risalire poi al rifugio Bonatti. Qua c’e’ un sacco di gente e la pioggia che ci ha lasciato per un pochino riprende. Raggiungo Arnuva in perfetto tempo, e riesco ad ammirare la salita al Gran Col Ferret.
Attacco la salita con determinazione fra folate di vento e pioggia che mi rende ancora piu’ zuppo di quello che sono. In vetta fa frddo , le tende gialle di north face sono tese, ho il tempo di mettermi un antivento per iniziare l’interminabile discesa verso La Fouly, 939 m. di dislivello verso il mare.
Il tendone che mi attende e’ gremito di gente che schiamazza, chi parte e chi come me e’ appna arrivato mi fermi il tempo di mangiucchiare qualcosa ed indossare un ricambio pesante e tirare fuori la frontale. Non e’ ancora buio ma non ho voglia di fermarmi dopo con rischio di prendere freddo.
Forse la svizzera sara’ anche bella ma piove e non c’e’ nessuno corro da solo al ristoro un paio di italiani si fermano ed io sono ripartito in solitaria. Percorriamo molto asfalto, qualche macchina mi illumina forse anche incredula di vedere gente che corre a quell’ora proprio su quelle strade.
A pranz de fort si sale nel bosco mi accodo an un francese e facciamo la salita assieme, respiriamo affannosamente il sentiero e’ completamente infangato dalla giornata di pioggia, intorno alle 22.45 arriviamo a Champex Lac. Lui molla la corsa li mi dice. Fuori diluvia io inizio ad aver freddo. Non ho voglia neanche di mangiare, sono ormai 55 km e ho i piedi zuppi dalle 10 di stamattina. Non ho tempo devo andare e anche stavolta sono solo, il tipo dell’organizzazione mi controlla se sono tutto a posto, si lo sono posso andare.
Giro tutto intorno al lago, anche se di buon passo non riesco a scaldarmi molto. Inizia la salita alla cima della bovine a 2000 mt. Il sentiero e’ allucinante fatto di gradoni e acqua che scende tipo cascata. I rigagnoli sono diventati fiumi e devo guadare. Con me c’e’ una giapponese che non parla inglese e francese, le faccio capire di stare tranquilla e che si va su pian piano.
Fango acqua nebbia e pioggia ecco quello che mi aspetta per la prossima ora.
Il traverso fino al punto sosta e’ una sorta di patibolo il vento in cresta mi congela faccia e tutto quello che ho addosso che e’ totalmente fradicio, entro nella tenda e trovo una situazione allarmante, un cacco di gente coperta e gli infermieri della corsa che intervengono a destra e a sinistra. Mi metto in un angolo. il capo sosta dice che sono state bloccate le altre gare che la utmb e’ stata stoppata al 21 km e la tds neanche partita. Probabilmente anche la nostra sara’ sospesa ma non e’ ancora ufficiale. Faccio la discesa verso Trient rischiando svariate volte , ci impiego una vita, le condizioni del sentiero sono allucinanti. Vedo le luci del paese, passo taglio non so ma entro da un’altra parte nel punto sosta. Sono tutti li, alle 3 la gara e’ stata sospesa per avverse condizioni metereologi che. Mi fermano al km 71.
Mangio bevo un the caldo, tremo quasi da convulsioni. Un po’ di disorganizzione per il rientro. L’attesa e’ snervante.
Poco prima delle sei sono a chamonix. Al termine del mio viaggio durato 18 ore di gara e mesi di preparazione.


giovedì 22 luglio 2010

Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare



Un anno fa iniziavamo una nuova avventura che ci avrebbe accompagnato per tutto il freddo inverno, la primavera e da ieri sera anche l’estate.
20/7/2010 sempre in tre, ma in formazione rivisitata, io Stefano e Raffaella. Ore 21.30 come vecchi amici ci troviamo al solito posto. Poi in su, un po’ piu’ umidi del solito ci perdiamo fra i mille sentieri del Fasce. Bello arrancare sentendo il profumo dell’erba che si schiaccia sotto le suole. Poi liberi giu’ senza pensare alla piccola disavventura. 2 ore e 30 di quel sudore che scende sulla nostra pelle che ci rende ogni momento sempre piu’ vivi. E’ sempre difficile prendere sonno. Anche oggi come ieri troppe emozioni. Grazie stefano e grazie raffaella.

"Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare" ivano fossati

MANCANO POCHI MINUTI ALLE 23. spegnamo le frontali. il vento in cresta ci asciuga il sudore e ci rinfresca. "Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare", ma chi l'ha detto ? Noi la stiamo guardando dall'alto del monte fasce! due lingue scure, una del mare e una di terra e poi lei una via lattea di luci che fa da spartiacque fra la terra e il mare. e' emozionante. le luci ed i colori ci ipnotizzano restiamo senza fiato non solo per la ripida salita del sentiero soprattutto per la fortuna di vivere queste sensazioni. il tempo di scattare due foto e ci giriamo verso l'altro versante, il levante ligure e sotto di noi. le stelle sono infineite questa sera peccato che non ci sia la luna piena, ma da qui alla fine dell'estate ci sara'. riaccendiamo le frontali e tagliamo per un sentiero che in breve tempo ci portera' sulla'altro versante del monte per riscendere fino al mare. le frontali appiattiscono il nostro senso di percezione fra il vicino e il lontano. dobbiamo stare molto attenti perche' il rischio di prendere una storta o farsi male e' alle porte. e' sempre strano ma allo stesso tempo affascinante procedere correndo avvolti solo da solo 3 piccoli fasci di luce. fantastichiamo su come si potrebbe aumentare l'intensita' per migliorare la visuale, ma non e' necesario, il bello forse e' anche questo. raggiunto il liberale veniamo in giu' per carrupola poi apparizione e finalmente a casa. ore 23.45 sotto la doccia un coppetta di yogurt con fragole a pezzi e via a nanna. e' stata dura pero' prendere sonno. troppe emozioni. grazie davie e grazie lorenzo

giovedì 1 luglio 2010

Trail del Monte Soglio 60km 3400mt






Trail del Monte Soglio 60km 3400mt
3° tappa di avvicinamento alla CCC
Questa e’ una data decisive e decido di parteciparvi solo poche settimane prima, non ho assolutamente la preparazione ma avevo deciso di correre gare lunghe appunto in preparazione alla CCC e questa non potevo mancarla.
Partiamo con Davide in perfetto stile in ricordo dei vecchi tempi e delle vecchie vacanza a Biarritz soltanto che stavolta i mezzi sono decisamente piu’ comodi di allora.

Direzione Forno Canavese. La colonna sonora e’ quella delle grandi occasioni 88 piu’ assaggi vari e leggermente piu’ sereni.
Arriviamo in tempo per salutare gli amici Pino ed ecodiesel, prendere il pettorale e assistere all proiezione del film su Olmo. Lui e’ li presente insieme a sua moglie.
Giusto due parole di commento a fine film e ci ritiriamo a nanna, domani la sveglia suonera’ molto presto. Ore 5.00, francamente non mi ricordavo che in macchina si dormisse cosi’ comodo…



I miei preparativi sono proprio pochi, francamente devo solo impostare un passo corsa che mi permetta di completare questo 60 km e non arrivare in condizioni disastrose e per farmi capire che il Bianco non e’ irrangiungibile e non e’ un’impresa impossibile. Al via incontro Mirko con un bel cappellino che gli dona proprio ed il grandissimo Vipiana, scambio due battute e ormai tutto e’ pronto. Breve briefing e alla 06.00 si parte. Via di corsa.
La prima progressione va su asfalto e lascio andare le gambe. Divido la gara mentalmente in 3 blocchi, i “primi” 39 km sono di avvicinamento alla grande salita di 8 km e 1500 mt di dislivello consecutivo alla vetta dl monte soglio a oltre 2000 metri poi ci sono gli ultimi 13 km di discesa e piccoli strappi. Affronto la prima parte praticamente quasi tutta corricchiando. I passaggi sono favolosi in mezzo a boschi traversi e piccoli guadi ed addirittura il costeggiare un rigagnolo che fa magico questo tratto di corsa. Finalmente arrivo al gonfiabile The North Face che definira’ la meta’ gara.
A fianco a me il fratelo di Galanzino, ci fermiamo a mangiare qualcosa, mi dice che forse non continuera’, discutiamo un po’ delle porte di pietra e dell’edizione di un mese fa a cui non ho partecipato. E’ vero si fermerta’ e non terminera’ la corsa. Al ristoro tutti parlano di questa temibile salita al soglio, io non capisco, ma lo capiro’ piu’ tard i… dopo qualche km.. ebbene eccomi nella sconda mia parte di gara: 8km e 1500 mt di dislivello positivo tutti in un solo strappo che dopo 39 km di corsa gia’ fatta non sono poi il massimo. Sono interminabili, fortunatamente la salita e’ divisa in 2 tronconi e almeno riesco a riprendermi mentalmnente. Si sale e si sale ancora. Il panorama inizia ad essere veramente molto bello. Si apre tutto davanti a me facendomi vedere tutte le montagne ancora innevate. Al rifugio mi dicono che ci sono gli ultimi 300 mt di salita prima di arrivare in vetta; alche il mio fedele orologio me lo conferma, non e’ una balla..Riparto passo dopo passo arrivando in vetta e toccare con mano un po’ di neve, io che vengo dal mare. Scambio un po’ di battute con i ragazzi del soccorso alpino e poio affronto gli ultimi 13 km di discesa (che comunque se dovessi scegliere..discesa tutta la vita) in discesa dopo 50 km le gambe non ci sono piu’ o almeno non ci sono come vorrei ed in certi tratti e’ talmente ripida che non e’ assolutamente corribile. Ad in rifugio mi dicono che devo fare un taglio in per raggiungere l’altra vallata, mortale svalico su sfasciume che mettono a dura prova le mie caviglie. Arrivo al di la e mi confermano ancora 8 km prima di tagliare il traguardo.Otto lunghi ed interminabili kilometri.
ARRIVO IN FONDO POCO OLTRE LE 13 LUNGHE ORE Davide (grandioso conclude in meno di 9ore) mi porta una birra, me la scolo ad una velocita’ fotonica e bisso immediatamente dopo facendomi perder parte della mia integrita’ mentale. A mente fredda mi rendo conto che non sono completamente bollito e che sono molto felice di aver porto a termine ancora una bella impresa. Grazie a Davide per aver diviso di nuovo un’altra bella avventura e a tutti gli organizzatori, volontari che hanno permesso lo svolgimento di questa bella gara.

mercoledì 30 giugno 2010

Trail Coppa Aschero

Trail coppa Aschero seconda tappa del circuito tril dei monti liguri.



Ho sempre voluto correre qyuesta gara organizzata molto bene dall’amico pino ma alla fine per varie vicissitudino non ci sono mai riuscito. Quest’anno invece prensente a correre questi 35 km immersi nei boschi del savonese.
Ci incontriamo in quel di vado, l’aria e’ fresca anche se sui monti le nuvole sono basse e l’umindita’ la fara’ da padrone. Non me ne preoccupo e prediligo una giacca che incastro nel portaborracce piuttosto che una ulteriore riserva idrica. Pochi minuti di riscaldamento e siamo tutti schierati al via. 5 4 3 2 1 si procede per un breve tratto di sfalto per poi iniziare un sentiero che ci portera’ ad una strada bianca e che ci accompagnera’ per quasi tutti i 35km. Procediamo in cresca senza grossi strappi e penso a tutti i racconti di questa gara che la definivano veloce ed infatti per almeno una decina di km non ci sono pesanti saliscendi, poi un brusco muretto mi riporta al pensiero che e’ un trail e che nulla e’ scontato. Salgo con affanno e provo un passo piu’ sostenuto. La salita e’ seguita da una discesa a rottadicollo. Da li si sale per una bella strada biancha larga e senza grosse pendenze. Che ci portera’ a rocche bianche e continuera’ in una faggeta insieme a saliscendi comunque sempre molto corribili. I chilometri si susseguono e anche se non in maniera preponderante li sento nelle gambe. Faccio coppia con l’uomo Splash e procediamo ad un ritmo assolutamente sereno senza forzare. Penso alle gare di lunga distanza e che impostare un ritmo gia’ dall’inizio non elevato mi potrebbe dare la possibilita’ di rischiare non arrivare, ma non ho inventato nulla in effetti e cosi’ procedo per gli ultrimi 5 km. In poco piu’ di 4 ore e mezza taglio il traguardo di questa gara e dei suoi 2000 metri di dislivello. Sono contento, non sono distrutto e sereno vado a prendere la mie bottiglie di vino. Saluto e mi unisco alla tavolata dei mie compagni. Mangiamo e ci raccontiamo le nostre esperienze. Bella gara, semplice per i dislivelli accessibile ma mai da sottovalutare perche’ 35 km sono sempre 35 km. Bravcoa pino e a tutta la podistica savonese che hanno messo su questa bella manifestazione e che speriamo continui anche i prossimi anni.

sabato 8 maggio 2010



CONFERMA DI ISCRIZIONE
CCC® 2010
N° scheda d'iscrizione : 100 0748
Cognome : GHIRLANDA Nome : Mauro
Data di nascita : 23/10/1971
Nazione : IT
Ritiro pettorale : Courmayeur
98 km e 5900 metri di dilivello positivo nulla piu'.
sono stato estratto il 27 gennaio dopo giorni speranzosi ricevendo una mail.
una semplice email di conferma per iniaziare una nuova avventura che durera' 8 mesi prima dell'evento di fine agosto.
Sto cercando di incastrare gli impegni familiari dividendo a tappe questo lungo cammino e ho trovato il compromesso di utlizzare una gara lunga come preparazione mensile l'obbiettivo rimane quello di sempre: CONCLUDERE senza infortunarmi o rischiare di infortunarmi.

MARZO - 1° tappa di avvicinamento alla 98 km del monte bianco:
Trail di santa croce
trail di santa croce 43 km 2500 mt di dislivello poi accorciato a 36 km per motivi di sicurezza ...
quando si parla di fanghi e benessere forse non e' chiaro cosa vuol dire fanghiglia perche' io so cosa vuol dire benessere e vedermi a fine gara coperto di fango non ero proprio l'immagine pubblicitaria di qualche beauty farm. ma andiamo con ordine. un po' ci credevo che potevo fare una prestazione da top trailrunner ma alla fine ho creduto di piu' allo scoppio delle mie gambe intorno alla meta' e alla prestazione da TAP (ascione) trailrunner ;-) a cui peraltro sono abituato..


domenica e' stato devastante, fango, nebbia, pioggia e vento. un calvario iniziato alle 8 del mattina e finito quando i piu' prendono il digestivo post pranzo della domenica. ho immagini sfuocare di scivolate su pietre bagnate e passi da danzatore classico ma non cosi' in armonia col paesaggio , c'e' stato un solo momento di apertura del cielo che mi ha rallegrato facendomi sentire tuttuno con la natura che mi circondave e non ne ho perso un attimo.
ma la cosa determinante della giornta e' che ero realmente convinto della mia prestazione che non mi sono portato nulla di ricambio perche' tanto in due minuti potevo essere a casa ... esatto infatti ho guidato scalzo coperto di fango da bogliasco a sturla col la gente che mi guardava schifato ...

mercoledì 24 marzo 2010

la fatica


una reale esperienza conoscitiva - la fatica

questo riportato qui sotto e' un breve racconto dell'esperienza dello scorso maggio dove ho concluso le porte di pietra 70 km con una preparazione di pochi km sulle gambe.


e' quasi l'una del mattino, la mia frontale illumina l'ultima parte del sentiero prima di imbroccare la lingua di asfalto che mi portera' al traguardo di questi miei primi 70 km. spengo la lampada, afferro i bastoncini e riprendo a correre (se cosi' di puo' dire) e passo sotto il gonfiabile. sono arrivato. mi godo i pochi applausi dei pochi rimasti e mi siedo. mi siedo a pensare.
al 50 esimo km il mio destino e' segnato. sono quesi le 19 di sera, sono nel cancello, ma non sono sicuro di voler continuare. le gambe ma soprattutto i piedi mi fanno male e lo sfregamento dell'interno coscia inizia ad essere adesso doloroso.
un tizio del soccorso alpino mi chiede come sto .. stavo meglio con mia moglie e mia figlia ieri sera gli rispondo ironico .. lui mi guarda e mi dice, vai provaci al massimo ti fermi al prossimo punto sosta, sei arrivato fino a qui e' un peccato lasciare perdere. mi conferma che c'e' ancora una brutta salita e una pesante discesa poi dal 60 km in poi ancora discesa spaccagambe. ci penso un minuto e riparto
Al successivo punto di controllo decido definitivamente di mollare, l'ultima salita mi ha spezzato le gambe e la discesa mi ha distrutto i piedi. aspetto seduto al rifugio orsi la scopa per comunicargli la mia dipartima, ma ironia della sorte da li non si puo uscire, bisogna continuare fino al 60° km.
siamo in tre, gli ultimi, oppure i primi al contrario. accendiamo le frontali ed andiamo avanti.
perche' mllare, perche' proprio adesso, mi chiedo. francamente non ha senso. stringo i denti e vado.
sara' il buio, la sensazione unica di procedere passo dopo passo nel silenzio, in una realta divesa da quello che vivo regolarmente, ma trovo tutte le energie per portare a termina questa piccola mia e personale impresa.
da qui in poi il buio ed il mio fiato sche scandice il ritmo delle mie gambe, nulla di piu' che sensazioni di fatica che si trasformano in piccoli sprint di energia.
e' quasi l'una del mattino ed anche io concludo la mia prima ultra trail.

in questi mesi mi sono sottoposto ad una ricerca mentale per vedere come le condizioni mentali ti possono cambiare la visuale sulla prospettiva di gara.
ad agosto dello scorso anno ho tentato di analizzare il punto del raccontino dove al 50esimo km avevo deciso di dare forfait. in quel momento nella mia testa non c'erano pensieri diversi dal mi fanno male le gambe e i piedi, se mi ritiro va bene lo stesso tanto non ho preparato questa gara, mi ritiro che se no i miei amici mi devono aspettare troppo
Insomma non c'erano le condizioni mentali che mi potevano far arrivare all'agoniato traguardo.
al punto di sosta del 55 km, dove non avevo vie d'uscita, la mia situazione e' cambiata perche' prima di tutto sono stato un po' al riposo un po' perche' l'arrivo dei due dietro di me mi hanno coinvolto mentalmente. da li i pensieri sono radicalmente cambiati in posso arrivare anche io ed e' stupido mollare adesso, non manca poi molto e dai che ce la possiamo fare.
Attribuisco solo ora che la riuscita del traguardo sia stata raggiunta grazie ad una condizione mentale positiva.
solo ora perche'? nelle gare lunghe successive 2 il trail del monte casto e la via lattea trail dove la preparazione non e' stata comunque un gran che ho provato invece ad arrivare in condizioni mentali piu' rilassate, nel senso che in entrambe le gare avevo lavorato su ignezioni di positivita'. per il casto in piu' e' anche stato concluso in allegria anche con 2 nuovi amici ed e' stato simpatico condividere assieme la fatica
ne deduco che un approccio mentale positivo e di fiducia magari non puo' migliorare il risultato ma puo' essere determinante per portare a termine la prova.